Percorso Est

mele, parole ed immagini

Lato Est, Maniago, Frisanco, Meduno, Cavasso Nuovo, Fanna.

 

Un gruppo di basse colline, omogenee solo in apparenza, ma che racchiudono al loro interno una serie di solchi vallivi scoscesi in alcuni tratti, aperti e dolci in altri;  a volte profondi, altre appena accennati; crinali boscosi e torrenti dalle acque limpide. E’ questo, il territorio che fa capo ai Comuni di Andrèis, Cavasso Nuovo, Fanna, Frisanco, Maniago e Meduno.  

 

Qui, l’uomo col suo paziente e costante lavoro, in gara con la natura per appropriarsi dello spazio vitale, ha saputo creare le condizioni necessarie per la sua sopravvivenza. Al bosco ha chiesto i terreni più soleggiati per farne piccoli coltivi, alle rocce ha chiesto le pietre più squadrate e colorate per costruirsi la casa, al torrente ha chiesto l'acqua per i suoi usi domestici e tutto intorno ha ricamato piccoli orticelli e piantato alberi da frutta delle qualità più diverse garantendosene così la disponibilità per quasi tutto l'arco dell’anno.

 

Ma soprattutto ha piantato Meli, frutto che, oltre a costituire un'importante integrazione alimentare, gli serviva come merce da scambiare con altri prodotti qui mancanti.

 

 

Un gruppo di basse colline, omogenee solo in apparenza, ma che racchiudono al loro interno una serie di solchi vallivi scoscesi in alcuni tratti, aperti e dolci in altri; a volte profondi, altre appena accennati; crinali boscosi e torrenti dalle acque limpide. E’ questo, il territorio che fa capo ai Comuni di Andrèis, Cavasso Nuovo, Fanna, Frisanco, Maniago e Meduno.  

Qui, l’uomo col suo paziente e costante lavoro, in gara con la natura per appropriarsi dello spazio vitale, ha saputo creare le condizioni necessarie per la sua sopravvivenza. Al bosco ha chiesto i terreni più soleggiati per farne piccoli coltivi, alle rocce ha chiesto le pietre più squadrate e colorate per costruirsi la casa, al torrente ha chiesto l'acqua per i suoi usi domestici e tutto intorno ha ricamato piccoli orticelli e piantato alberi da frutta delle qualità più diverse garantendosene così la disponibilità per quasi tutto l'arco dell’anno.

 

Ma soprattutto ha piantato Meli, frutto che, oltre a costituire un'importante integrazione alimentare, gli serviva come merce da scambiare con altri prodotti qui mancanti.

Un territorio non generoso come si potrà vedere ma che, proprio per questo, ha abituato i suoi abitanti, sì al sacrificio, sì alla rinuncia, ma che ha anche stimolato in loro, tenacia, spirito di iniziativa e capacità di sapere, dal poco, trarre il necessario. Qualità quest'ultima che ancora oggi li contraddistingue e che li tiene legati con un amore viscerale a questa loro terra. 

Lo si nota, percorrendo senza premura questo fazzoletto di mondo, dalla cura con la quale sono ancora tenuti gli orti, dall’ordine che regna tutto intorno, un ordine insito in queste persone e indispensabile, proprio per il poco spazio messo loro a disposizione dalla natura. 

 

Ed è proprio quest'ordine che, oltre a dare posto a tutto il necessario,  rende una immagine di maggior ampiezza a questi micropanorami. Un attaccamento che si nota anche dal brulichio di persone che nei fine settimana, libere da altri impegni di lavoro, si muovono nelle "cente" come tante api operaie. 

 

Tutto ciò fa sì che oggi, questo territorio, sia veramente meritevole di essere visitato, sicuramente per la sua parte abitata, ma altrettanto per quella posta al di là del coltivato dove ci vengono incontro boschi dalle innumerevoli specie arboree. Un ambiente che in ogni stagione, proprio grazie alla sua miscellanea vegetazione, sa rendere una tavolozza colorata davvero pregevole raggiungendo il suo apice in primavera quando, su tutte le altre fioriture, si impone quella dei Meli. 

A volte seminascosti al limitare del bosco, a volte imponenti e isolati contro il verde dei prati, altre ancora ad affollare piccoli cortili o giardini; sempre, capaci di donare fioriture tra le più belle che si possano immaginare.

 

Per conoscere questi posti, vedere le bellezze semplici ma vere che conservano e respirare le atmosfere serene che trasmettono, altrove dimenticate, si suggerisce un "Percorso di visita" grazie al quale si penetra nei piccoli paesi, nelle sparse borgate, nelle piccole valli laterali a vedere da vicino quei meli antichi, ancora così gelosamente custoditi ed accuditi, oggi non più solo per il raccolto che ancora producono, ma anche per conservare la storia e la memoria che queste antiche piante portano con sé. Non pochi di questi meli, infatti, potrebbero raccontate le vicende di oltre cinque generazioni. 

 

Immaginiamo allora, di dare inizio alla visita partendo dal centro di Maniago e più precisamente da Piazza Italia, uno spazio assai ampio il cui centro è dominato dalla fontana di metà '800 diventata simbolo della città stessa; all'intorno si affacciano alcuni palazzi di pregio e, poco discosta, appare la cinquecentesca facciata del Duomo dalle pulite linee gotiche. 

Maniago è una delle sedi della Mostra delle Mele Antiche infatti, negli ampi saloni del Museo dell'Arte Fabbrile e delle Coltellerie, si è tenuta la 2° edizione della Mostra. Da qui, si seguono le indicazioni per Frisanco e Poffabro. Lasciate alle spalle le ultime case della cittadina, subito ci si inoltra nella Val Colvera, una stretta forra racchiusa da alte pareti rocciose entro le quali scorrono, limpide e tumultuose, le acque dell’omonimo torrente. Superate due gallerie, improvvisamente la valle si allarga con fianchi ampi e dai contorni morbidi e boscosi. 

Percorse poche centinaia di metri, al di là del torrente che scorre ora più tranquillo, appare la prima borgata. È Fornasatte (), sul davanti delle sue poche case, rivolte al sorgere del sole, si stende un grande prato dove abita un esemplare di Marc Panara, considerato uno dei più belli dell'intero territorio e che può vantare oltre il secolo di vita. Il prato poi si allunga mostrando altri bei esemplari di meli diversi, tra i quali un Donna Gentile, che sembrano fare da cornice all'ultima casa della borgata.

Continuando lungo la strada della valle, subito si incontra il cartello di Colvere e superate le sue poche case si giunge a Borgo Gobbo ( 2 ). Qui, sulla destra, si mostrano alcuni antichi esemplari di Marc Panara. 

Fatte poche decine di metri ecco Borgo Cudili ( 3 ) dove, sulla destra, entro un piccolo giardino recintato, si possono vedere un melo Zeuka, e un Sant'Anna, avanti ancora pochi metri e sulla sinistra, oltre l'ultima casa del borgo, si presentano in successione, un Zeuka, un Delizia e due Marc Panara, tutte piante di oltre cinquanta anni. Più arretrato rispetto a questi c'è un Melo della Treccia, inconfondibile per il suo portamento rameale proteso decisamente verso l'alto come nessun altro melo presenta. 

 

Qualche decina di metri più avanti, al di là di un piccolo guado sorge la casa natale, ora completamente rifatta, di Marco Roman ( 4 ) detto Panara, (il papà dei meli Marc Panara). 

Proseguendo lungo la valle per alcune centinaia di metri, da non perdere, la vista di Borgo Mènis ( 5 ) che attraverso un breve squarcio del bosco appare, al di là del torrente, con uno splendido gruppo di case dalla architettura tipica locale davanti alle quali troneggia un magnifico esemplare di Marc Panara, un quadro assai piacevole, ispiratore di genuina serenità.

 

Proseguendo oltre, il percorso porta a Frisanco, cittadina che la rivista Airone ha giudicato "Villaggio ideale d'Italia 2003". Il territorio di questo Comune,  pur non grande, conta ben 16 borgate e tutte, o quasi, hanno i loro bei meli da mostrare. Frisanco è inoltre una delle sedi della Mostra delle Mele Antiche, qui infatti, le mele vengono esposte nelle eleganti sale del seicentesco Palazzo Pognici.

La visita ai Meli ha inizio poco prima di raggiungere il paese. Di fronte al cimitero ( 6 ) all'inizio di una sterrata, due antichi Meli Stopen, nonostante la loro vecchiezza, si ostinano a dare i loro frutti, immangiabili da crudi, ma se cotti in forno sprigionano aromi e dolcezze inimmaginabili.

 

Poco più avanti, entro un'area adibita a campeggio ( 7 ) alle spalle delle strutture presenti, vive un melo dalle dimensioni ragguardevoli, probabilmente uno Striato Dolce sempre molto generoso dei suoi frutti. Proseguendo lungo la strada, si seguono verso sinistra le indicazioni per Valdestali.

In quella direzione si sale dolcemente sopra il paese apprezzando, sul lato sinistro ( 8 ), un considerevole numero di meli dalle svariate età e qualità.

 

Arrivati in località Crous ( 9 ) sulla destra si vede un gruppo di altri Meli Stopen. Qui, si svolta bruscamente a sinistra scendendo per la stretta via Armentarezza sulla destra della quale ( 10 ) si possono osservare degli esemplari di Marc Panara, Chei Ruzin, e Chei dal Vueli.

 

Raggiunte le prime case si svolta a sinistra in via di Sopra costeggiando un meleto ben curato ( 11 ) che ci mostra una cospicua quantità di meli tra i quali va segnalato il Melo di San Lorenzo, il Melo di Forcella, il coloratissimo Bislunc dal Bosc, ed il Sant'Anna (quest'ultima è anche chiamata mela della musica poiché quando è ben matura, se scossa, i semi si muovono all'interno producendo un suono particolare). 

 

Proseguendo per la stessa strada, in cima ad un tratto assai ripido, sulla sinistra ( 12 ) appare un grande Melo Cigulin che, si dice, superi il secolo di vita. 

Nel visitare Frisanco non mancheremo di dedicare il tempo necessario per osservare le opere esposte nella mostra "Da li' mans di Carlìn" che espone una interessante ricostruzione in miniatura di cose, case e vita di questi luoghi, eseguite con una dovizia di particolari e minuziosità realizzativa che hanno dell'incredibile da Carlo (Carlin) Beltrame.

 

La visita oltretutto, è occasione per passeggiare lungo le strette stradine apprezzando, in Piazza del Popolo, una grande fontana ed inoltre, la pietra locale dai morbidi colori e sapientemente lavorata con la quale qui tutto è costruito rispettando una architettura improntata ad essenziale funzionalità ma ottenendo un risultato di grande equilibrio e piacevolezza. 

 

Ci capiterà cosi di rubare con l'occhio, attraverso portali in pietra che qua e là si aprono, immagini di piccoli cortili innondati di sole che, come grembi materni, conservano e proteggono lo svolgersi della vita quotidiana. A chi li osserva trasmettono pace, serenità ed un senso di sicurezza dimenticati. Li dentro ogni sussurro sembra frastuono. E' quasi un respirare atmosfere d'altri tempi che ricordano modi e ritmi di vita perduti ancorché non dimenticati, tornati ad essere desiderabili e desiderati e che dispensano piccoli fiumi di emozioni che qui, chiunque, può avvertire.

Ci spostiamo ora a Poffabro, bel villaggio arroccato sulle pendici meridionali del Monte Raut. 

Alla fine del breve rettilineo che percorre il pianoro di Crosèra, all'altezza di una vecchia Ancona sulla destra ( 13 ), in un ordinato giardino, vediamo l'immancabile melo di Marc Panara ed alle spalle dell'abitazione, una pianta molto grande di Chei Dolz.  

 

Si prosegue superando un primo tornante, sulla destra ( 14 ) un giovane Melo Ruggine e subito più avanti, al secondo tornante ( 15 ) una fila di vecchi Marc Panara davvero belli. Raggiungo il bivio per Pala Barzana e Andreis ( 16 ) in alto sporge da una recinzione un Melo Limoncello.

 

Pochi metri più avanti  si giunge sulla piazza del paese accolti da una bella fontana. Da lì avremo l'opportunità di apprezzare l'ampio panorama sulle sottostanti valli del Colvera e del Muiè. Camminando lungo i suoi stretti vicoli non si potrà che dare ragione all'ANCI per averlo inserito tra i "Borghi più belli d'Italia". Qui infatti, la bellezza della pietra si arricchisce del calore del legno col quale sono impreziositi i numerosi ballatoi.

 

La passeggiata ci darà modo di scoprire anche qui angoli intimi e squarci panoramici ampi osservando un pò ovunque la presenza di numerosi altri meli solitari o in gruppi attraverso le cui trasparenze insoliti scorci allieteranno la nostra vista.

 

Da Poffabro si può continuare la nostra visita scegliendo tra due destinazioni: proseguire verso Pala Barzana e scendere ad Andreis, oppure dirigersi alla volta di Meduno. Lasciando, per il momento, la visita ad Andreis per una successiva occasione, scegliamo la seconda opzione.

 

Ripresa la strada di arrivo,  si scende verso destra per la strada che porta al campo sportivo. Superato un secondo tornante, sulla destra ( 17 ) due Marc Panara spingono le loro chiome sin quasi sulla strada e poco più avanti sulla sinistra ( 18 ) un vecchio Melo Canadà di oltre 80 anni. 

 

Ancora poche centinaia di metri e si costeggia Borgo d'Agnola raggiungendo nuovamente la località Crosèra dove si seguiranno le indicazioni per Navarons e Meduno. Si entra così in Val Muié che percorreremo sulla sua strada, sinuosa e con numerosi saliscendi, che segue fedelmente il terreno nei suoi sorprendenti capricci. Il bosco intorno è fitto ed assai misto mentre sulla destra le limpide acque del torrente Muié corrono, ora lisce ora in allegre cascatelle, verso il Fiume Meduna che più in basso le attende.

 

Anche in questa piccola valle l'uomo non fa mancare le sue cure per il prato e per le immancabili piante di melo.    

Poco prima di arrivare a Navarons si giunge in località Prà di Marc ( 19 ) dove, sulla destra, il bosco lascia il posto ad un ampio prato sul quale si elevano tre grandi Meli Canadà di oltre 80 anni.

 

Poco più avanti, sulla sinistra, sale un altro prato recintato ( 20 ) entro la quale si nota il Melo del Paradiso di circa 60 anni e più in alto, vicino ad una torretta elettrica, un Melo Andreuzzi.

Fatte poche centinaia di metri eccoci in località Stalla del Cherli ( 21 ), qui sulla sinistra, al margine di un prato incolto, spicca la bellissima sagoma di un grande Melo selvatico, una vera rarità  per le dimensioni raggiunte. 

Proseguendo di poco, sempre sulla sinistra, un Melo Canadà ed un Melo del Paradiso entrambi prossimi al secolo di vita.

Si raggiunge quindi Navarons, piccolo borgo posto in alto, sulla riva destra del fiume Meduna. Questa borgata è  storicamente nota per aver dato i natali al dott. Antonio Andreuzzi, eroe dei moti mazziniani in Friuli. 

 

La sua casa esiste ancora nel centro della borgata ed è diventata sede museale visitabile dove vengono conservati documenti e oggetti che testimoniano l'avventura mazziniana. All'entrata del  borgo, una fontana  abbellisce il piccolo slargo nel quale sorge anche una cappella votiva risalente al 1855 dedicata a San Rocco.

 

Da non perdere, in centro al paesino la vista di Casa Muciat, stupendo esempio di casa del XVI  secolo, costruita in sasso, con archi di grande equilibrio architettonico e bellezza.

 

Oltre Navarons, si otrepassa il fiume Meduna, non senza aver gettato un'occhiata alle sue acque dalle verdi trasparenze e risalita la sponda opposta ci si immette sulla strada per Meduno. Prima di raggiungere questo, all'altezza della laterale via Paludana, sulla destra, al centro di un curato giardino, ( 22 ) troneggia un Marc Panara molto ben tenuto.

 

Si giunge quindi a Meduno, altra sede della Mostra delle Mele Antiche, dove potremo ammirare le pulite linee cinquecentesche di Palazzo Colossis, antica residenza signorile, oggi sede municipale e nelle cui sale si tiene la Mostra delle Mele.

 

Proseguendo verso Cavasso Nuovo, si riattraversa il fiume Meduna sul Ponte dei Maraldi giungendo presto nella cittadina dove si trovano altri diversi meli di età varie e delle qualità già citate, il tutto attorno alla bella architettura del Palazzo Polcenigo-Fanna comunemente chiamato Palazat. E' una massiccia ma elegante costruzione del XVI seclo ora sede Comunale e del Museo dell'Emigrazioone.  Anche qui, i suoi ampi ed eleganti saloni sono sede delle Mostre delle Mele Antiche.

I meli più significativi di questo luogo si trovano lungo la strada che risale verso il Palazat, sulla sinistra ( 23 ) un grande giardino ne ospita alcuni, tra i quali spicca un bel esemplare di Marc Panara. Inoltre,  in Via Centis ( 24 ) se ne trovano altri non identificati che superano abbondantemente il mezzo secolo.

 

Si prosegue ora lungo la vecchia strada che conduce a Fanna, le case di Cavasso si travasano in quelle di Fanna senza evidente confine.

Eccoci allora a Fanna, luogo natale del poeta-pittore Vittorio Cadel che definiva questa cittadina "Semenada su chel plan, ch'al par un scjap di fedis a passon" (Sparsa su quel piano che pare un branco di pecore al pascolo). 

 

Bella da vedere, qui, è la Casa della Paschina, una costruzione ad archi del XVI secolo (ex convento di suore). Si possono ammirare inoltre delle belle costruzioni in stile liberty dei primi novecento, frutto dei sacrifici e del gusto dei numerosi emigranti. Fanna, anch'essa sede delle Mostre delle Mele Antiche può essere, con buon diritto, considerata la capitale locale delle mele. 

 

In questo luogo la pratica della loro coltivazione si perde nel tempo. (Esaurienti informazioni in questo senso si trovano nel libro "I posti delle Mele Antiche", edito da questa Associazione, nel capitolo "Breve storia della mela”).