Lato Ovest, Andreis, Bosplans, Pian delle Merie

 

Se invece, da Poffabro, avremo scelto la direzione di Andreis, dovremo risalire la valle per la divertente asfaltata che conduce al valico di Pala Barzana. 

Percorso Ovest

mele, parole ed immagini

Lungo la risalita si tocca la località Pian delle Merie ( 30 ) dove, sulla sinistra, si può apprezzare un meleto di età ragguardevole e molto ben tenuto. Poco più avanti, ancora a sinistra, una pianta antica e sofferente di Chei d'Avost occupa il centro di un piccolo giardino ed ancora, proseguendo, dei Marc Panara tutti molto vecchi.

 

Discendendo sul lato opposto del valico si giunge in località Bosplàns ( 31 ) dove, sulla sinistra, poco prima di raggiungere la borgata, alcune piante molto vecchie trovano ospitalità in mezzo a piacevoli prati. 

 

Raggiunta la borgata, in prossimità di una torretta elettrica dove la strada fa una decisa curva a destra, si prende sulla sinistra una stradina più stretta che si insinua tra le case della località La Plana ( 32 ) che, sempre sulla sinistra, ci mostra un antico meleto dove spiccano dei Marc Panara davvero antichi e con rami eccezionalmente allungati ed altri giovani meli di recente piantumazione (Calvilla).

 

In questo luogo sarà davvero interessante dare uno sguardo, pochi metri lungo una mulattiera che si diparte sulla sinistra, ad una fonte d'acqua le cui acque vengono raccolte in una enorme vasca  scavata in unico blocco di roccia, opera davvero sorprendente.

 

Scenderemo ora verso Andreis ma, invece di dirigersi subito verso quella località, proseguiremo diritti in direzione della Val Cellina e superata una zona con impianti di ricezione ed un campo di calcio si incontra, sulla destra, la deviazione per Alcheda. 

 

La stretta stradina si inalza nel bosco misto sino a raggiungere la località Prapiero, qui seguiremo, sulla sinistra, la deviazione per Selves ( 33 ) che si raggiunge con poche centinaia di metri e che ci mostrerà un bellissimo enorme prato abitato da numerose piante di melo tra le quali citiamo il Blancon, Chei dal Music, Chei dal Sanc, i San Giacomo

 

Questa stradina non ha sbocco, dovremo quindi tornare a ritroso sino a Prapiero ( 34 )  dove potremo vedere altre diverse piante di melo non molto anziane tranne un grandissimo melo ultracentenario davvero notevole, oltre che per l'età, anche per le dimensioni. 

 

Saliremo ora ancora per raggiungere la borgata più elevata di Alcheda ( 35 ). Ogni casa, in questa borgata, si può dire che mostri i suoi meli nel giardino, nell'orto o sui prati vicini, ma ciò che attira maggiormente l'attenzione è un gruppo di Marc Panara molto vecchi le cui chiome si congiungono a formare un solo ombrello dando cosi l'impressione di un unico immenso albero. 

 

Da segnalare che qui, i Marc Panara vengono chiamati Chei di Tonon dal nome della persona che li ha portati dalla vicina Val Colvera. 

Andremo ora, per finire, ad Andreis ( 36 ) dove l'architettura delle costruzioni ripete quella vista a Poffabro, con belle case a schiera dai profondi porticati sovrastati da ampi ballatoi in legno ai quali si accede tramite i caratteristici gradini iniziali in pietra scalpellata. 

 

Pochi minuti di cammino ci porteranno sul lato superiore del paese a visitare la breve zona retrostante dove, tra piccoli prati e fazzoletti di terra coltivati ad orto sui quali predominano i filari di particolari piante di fagiolo dal fiore rosso, non mancano le piante di melo che, tra giovani e vecchi si dividono i margini delle porzioni coltivate. Questo è anche il luogo dove sorge una grande voliera ove vengono ricoverati uccelli rapaci feriti o ammalati gestita dal Parco delle Dolomiti Friulane. 

 

Ma l'interesse nell’effettuare questo percorso, si mantiene, si rinnova e si amplia, in tutto l'arco dell'anno, in tutti quei momenti cioè, nei quali la natura offre le sue innumerevoli, molteplici attrattive. 

 

Ecco allora, al sopraggiungere della primavera, come una tardiva nevicata, il sottobosco si ricopre del bianco dei bucaneve frammisti a campanelline, un candore interrotto solo qua e là da gialli ciuffi di primule, dal rosa delicato dei denti di cane, dall'anemone fegatella il cui azzurro, talvolta virante al viola, è tra i più intensi che si possa immaginare ed infine, dalla sorprendente pulmonaria maggiore sui cui brevi steli si alternano corolle azzurre e corolle rosa. 

 

Sulle nostre teste intanto il corniolo già da un po' ha aperto tutti i suoi gialli ombrellini. E dopo questi, un'altro bianco viene a sostituire il primo, è quello non meno candido e non meno ricoprente dell'anemone bianco.

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